Avvisi

  • Via Crucis di quartiere 2026

    Via Crucis per le strade dell’Eur: un cammino di fede tra vento, freddo e raccoglimento

    Nella serata di ieri, venerdì 27 marzo, la comunità parrocchiale si è ritrovata presso la Basilica dei santi Pietro e Paolo all’Eur per vivere insieme il momento intenso della Via Crucis, che si è snodata lungo le strade del quartiere Eur.

    Guidata dal parroco, padre Luca, insieme ai sacerdoti della comunità, e scortata dai Vigili urbani, la celebrazione ha visto la partecipazione di circa settanta fedeli che, nonostante il freddo pungente e il vento di questi ultimi giorni, hanno seguito con devozione la Croce lungo un percorso breve ma particolarmente suggestivo.

    Dalla Basilica, il cammino ha attraversato viale dell’Astronomia e via della Fisica, fino a raggiungere viale Europa, per poi risalire lungo la scalinata, di nuovo verso la Chiesa, dove la Via Crucis si è conclusa.

    Ad ogni stazione, i diversi gruppi parrocchiali hanno animato la preghiera con la lettura delle meditazioni, contribuendo a creare un clima di profondo raccoglimento e partecipazione. Il silenzio, intenso e carico di significato, è stato interrotto soltanto da qualche motore in lontananza, segno discreto della vita quotidiana che continuava attorno al cammino di preghiera.

    Particolarmente significativa è stata la sosta davanti alla caserma dei Vigili del Fuoco, momento che ha assunto un valore simbolico e di vicinanza a quanti sono quotidianamente impegnati nel servizio e nella tutela della comunità. Proprio durante questa sosta, una pattuglia è partita per un intervento, rendendo ancora più concreto e visibile il senso degli intenti di integrazione tra la comunità parrocchiale e la realtà del territorio.

    È stata un’esperienza semplice ma intensa, segno di una comunità viva, capace di mettersi in cammino insieme anche nelle difficoltà, per condividere un momento di fede e di testimonianza nelle strade del proprio quartiere.

  • Pellegrinaggio ad Assisi 7-8 Marzo 2026

    Assisi, pellegrini sulle orme di san Francesco

    C’è un viaggio che si misura in chilometri, e un altro che si misura nel cuore. Il nostro pellegrinaggio parrocchiale ad Assisi è stato entrambe le cose.

    Siamo partiti al mattino presto in pullman, con l’emozione di partecipare a un evento davvero straordinario: la prima Ostensione pubblica e prolungata delle spoglie di san Francesco, nella Basilica a lui dedicata ad Assisi, in occasione dell’ottavo centenario della sua morte. Un momento storico per la Chiesa, che quest’anno celebra anche il Giubileo francescano, e per tutti i devoti del Poverello.

    Il clima fin dall’inizio è stato sereno e gioioso, proprio come lo spirito dei frati francescani che ci accompagnavano. Con noi c’erano il parroco padre Luca, il viceparroco padre Cristian, suor Karina e suor Liz della scuola san Francesco. Insieme a loro, noi parrocchiani, grati per questa occasione unica.

    Il viaggio è iniziato con la preghiera per la pace di Papa Leone XIV. Tra canti, momenti di preghiera, tante chiacchiere e qualche sonnellino, il tempo è passato veloce fino all’arrivo in albergo per il pranzo. Poi, nel pomeriggio, ci siamo diretti verso la Basilica per l’Ostensione.

    Nonostante la prenotazione, la fila era lunghissima, vociante e a tratti disordinata: una moltitudine di pellegrini arrivati da ogni parte con lo stesso desiderio. Ma una volta entrati nella Basilica Inferiore, qualcosa è cambiato improvvisamente. È sceso un silenzio profondo, pieno di preghiere.

    E in silenzio abbiamo sfilato attorno alla teca che custodisce le spoglie del santo. Davanti ai nostri occhi, piccoli mucchi di ossa a ricomporre il fragile corpo di Francesco, che otto secoli fa ha cambiato la storia con la radicalità del Vangelo. Un momento intenso, difficile da descrivere: un’emozione che ciascuno di noi ha scolpito nel proprio cuore.

    Il pellegrinaggio è poi proseguito con la visita al Santuario della Spogliazione, dove oggi riposa il giovane santo Carlo Acutis, e alla casa natale di san Francesco, luoghi che raccontano la semplicità e la forza della sua scelta evangelica.

    Abbiamo percorso molta strada tra le salite di Assisi, salendo e scendendo scale e scalette: la fatica non è mancata, ma con lo spirito del pellegrinaggio tutti – anche i più anziani – sono arrivati fino in fondo.

    Il giorno seguente abbiamo partecipato alla Santa Messa nella Basilica Superiore, concelebrata dai nostri sacerdoti. Pregare lì, circondati dal grande ciclo di affreschi di Giotto che narrano la vita del santo, ci ha fatto sentire davvero parte di una storia di fede che attraversa i secoli.

    La mattinata è continuata con la visita alla Basilica di Santa Chiara, dove abbiamo pregato davanti al corpo della Santa, qui conservato, e davanti al Crocifisso di San Damiano, quello stesso Crocifisso che parlò a Francesco invitandolo a “riparare la mia casa”.

    Sulla via del ritorno non potevano mancare due tappe profondamente francescane: il Santuario di Rivotorto, primo nucleo della comunità di Francesco, e la Porziuncola nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, luogo così caro al santo e alla storia dell’Ordine francescano e dove il Poverello ricevette il “Perdono di Assisi”.

    Siamo tornati a casa stanchi ma colmi di gratitudine. Questo pellegrinaggio non è stato solo una visita a luoghi santi, ma un’esperienza di fraternità, di preghiera e di pace.

    Portiamo nel cuore i luoghi visitati e i momenti condivisi, grati al Signore per il dono di questi giorni vissuti insieme.

    E forse proprio questo è il dono più grande lasciato da san Francesco: tornare alla vita di ogni giorno con il cuore un po’ più semplice, un po’ più leggero, e con il desiderio di portare nel mondo quella pace che nasce dal Vangelo.

  • “Francesco ieri e oggi”

    In occasione del Giubileo Francescano per gli ottocento anni del transito di San Francesco, la nostra Basilica ha ospitato un momento di altissimo profilo culturale e spirituale. L’evento, intitolato “Francesco ieri e oggi. Dal personaggio storico all’icona contemporanea”, ha visto la partecipazione di circa un’ottantina di persone, confermandosi un successo per la comunità e un segnale di forte interesse per la figura del Poverello di Assisi.

    Il cuore della serata è stato l’intervento di Antonio Musarra, professore di Storia medievale presso la Sapienza. Il docente ha offerto un’analisi di straordinaria accuratezza, distanziandosi dalle letture agiografiche più tradizionali per restituire la complessità dell’uomo Francesco nel suo contesto medievale. Grazie a tesi storiografiche aggiornate, Musarra ha mostrato con l’ausilio di diapositive come la figura del Santo sia stata spesso “appiattita” su interpretazioni ideologiche successive.

    Tra i passaggi più significativi, vi è da rilevare come il professore abbia scardinato alcuni luoghi comuni:
    Il Presepe di Greccio: contrariamente alla tradizione iconografica (come quella di Giotto), Musarra ha ricordato che per Francesco la culla era vuota: il centro non era la rappresentazione visiva, ma l’Eucaristia celebrata sulla mangiatoia, segno del suo profondo legame con il dogma della Transustanziazione definito nel Concilio Lateranense IV. In questa ottica il prof. Musarra ha definito Francesco l’uomo del Concilio.

    La Minorità: è stata chiarita la differenza tra l’imitazione degli apostoli (scelta da figure come Valdo, l’eretico predicatore di Lione) e la “sequela” di Cristo scelta da Francesco. La sua “minorità” non è solo povertà materiale, ma un cammino di spogliazione e umiltà (kenosi) per farsi ultimi come Gesù.

    L’incontro, moderato con equilibrio da P. Roberto Liggeri OFMConv, ha poi aperto il dialogo alle prospettive del mondo economico. Gli interventi di Valentino Brusaferri e Mariangela Semeraro (BCC) hanno esplorato come l’eredità francescana possa ancora oggi ispirare modelli sociali più umani e attenti alla sostenibilità.

    L’evento ha centrato l’obiettivo di coniugare l’alta divulgazione storica con la riflessione attuale, dimostrando come la verità storica di Francesco continui a essere una bussola fondamentale per interpretare il presente.

  • La Parrocchia piange la scomparsa di Padre Michele

    Con profondo dolore e commozione, la Comunità Parrocchiale dei Ss. Pietro e Paolo annuncia il ritorno alla Casa del Padre di Padre Michele, instancabile pastore e guida spirituale della nostra comunità fin dal 2001. 

    Dopo anni vissuti con fede e dignità, Padre Michele ci ha lasciati. Dal 2001, anno del suo arrivo, ha guidato la nostra parrocchia con saggezza, umiltà e un profondo spirito di carità, diventando un punto di riferimento insostituibile per tutti noi. 

    “Con la sua scomparsa se ne va un pezzo della storia della nostra parrocchia”, ricordano i parrocchiani. La sua dedizione verso tutti ha lasciato un segno indelebile nel cuore della comunità dei Santi Pietro e Paolo.

    “Quando un albero, un albero antico, cade nella foresta, il silenzio che segue è diverso da tutti gli altri silenzi. È pieno. È denso. È fatto della stessa sostanza di cui era fatto quell’albero: anni, radici, ombra offerta a chi passava, rifugio per chi aveva bisogno di ripararsi.

    Padre Michele è mancato così. E sentiamo lo stesso intenso silenzio che segue la caduta di un albero antico, la mancanza dell’ombra, la scomparsa di un rifugio dove cercare riparo, conforto.

    Novant’anni compiuti, come se avesse voluto essere preciso fino in fondo; e chi lo ha conosciuto sa bene che la precisione, in lui, non era un vezzo ma una virtù, quasi un secondo abito francescano. Il Signore lo ha chiamato a sé con quella stessa puntualità che Padre Michele aveva sempre preteso da sé stesso, dai suoi conti, dai suoi calcoli, dal suo orologio interiore che non sbagliava mai di un minuto.

    Era il 2001 quando Padre Michele arrivò in questa parrocchia, e certo non entrò con fanfare! Entrò come entrano i frati veri: con la tonaca (sempre in tonaca, sempre), con un sorriso discreto, e quella mitezza silenziosa che nei primi tempi rischiava quasi di farlo passare inosservato.

    Padre Michele era romano di Roma, con tutto ciò che questa definizione porta con sé: una certa ironia di fondo, tagliente e bonaria insieme, capace di smontare le situazioni più complicate con una mezza frase e un sopracciglio appena alzato. 

    Eppure sotto quella cortesia quasi impalpabile, sotto quella voce che non alzava mai di tono, c’era una colonna vertebrale di ferro. Determinato. Preciso. Matematico nell’anima, prima ancora che nella professione. Aveva insegnato matematica Padre Michele, e si vedeva: nel modo in cui affrontava i problemi, nel modo in cui non lasciava questioni in sospeso, nel modo in cui ogni cosa doveva tornare, non solo i gesti, ma anche le parole, anche la preghiera.

    Per anni Padre Michele ha espletato il servizio di economo della comunità con quella dedizione silenziosa che è il marchio dei veri servitori.

    Anche in questo c’era qualcosa in lui di profondamente francescano

    Ma è all’alba che per anni e anni, Padre Michele rivelava la sua anima più vera, più eletta.

    Chi ha partecipato alle sue Messe delle sette del mattino ricorda bene quale era l’atmosfera. C’era un silenzio intorno a quell’altare che non era semplicemente assenza di rumore, era qualcosa  di cercato, di custodito con cura. Padre Michele celebrava “sussurrando”, quasi che le parole della liturgia fossero troppo grandi per essere gridate, e andassero invece depositate con delicatezza, come si depone qualcosa di prezioso. Era misticismo vero, non esibito. Era il misticismo di chi ha passato decenni a fare i conti con Dio, e ha imparato che con Dio non si alza la voce. Quella Messa aveva il sapore del deserto, del chiostro, della cella notturna. Chi vi partecipava usciva diverso, anche se non avrebbe saputo dire esattamente perché.

    In quei momenti il matematico, l’ironico, il romano scomparivano, e restava soltanto un uomo, un umile frate davanti al suo Signore.

    E poi, di Padre Michele,  c’è il capitolo più grande. Quello che forse solo Dio conosce nella sua interezza: il confessionale, e il suo ministero di confessore.

    Padre Michele non si è mai sottratto al confessionale. Svolgeva quel ministero con la stessa discrezione con cui trattava tutto il resto, senza rendersene vanto, senza farne manifesto, semplicemente essendoci. E con quella presenza costante, fedele, silenziosa, ha compiuto nel corso degli anni un apostolato che nessuna statistica potrà mai misurare davvero. Infatti in oltre 20 anni le confessioni sono state migliaia. Migliaia di confessioni. Migliaia di ascolti. Migliaia di assoluzioni pronunciate con quella voce bassa e ferma che sapeva fare di ogni  ”io ti assolvo” un atto di misericordia pienamente creduto e pienamente donato. Migliaia di incoraggiamenti detti sottovoce, migliaia di consolazioni offerte a cuori che entravano nel confessionale spezzati e ne uscivano, forse non guariti del tutto, ma almeno aiutati, sorretti.

    Padre Michele, Come abbiamo sempre fatto quando ci mettevamo in fila davanti al tuo confessionale, anche oggi ti cerchiamo, e anche oggi, ne siamo certi, tu ci ascolti. E oggi ti vogliamo dire Grazie.

    Grazie per quel primo giorno nel 2001 in cui sei arrivato qui in punta di piedi, senza fare rumore, come se non volessi disturbare. 

    Grazie per la tua mitezza, che non era debolezza ma era forza matura, forza che non aveva bisogno di dimostrarsi. 

    Grazie per la tua voce quieta, per i tuoi occhi che sapevano ascoltare prima ancora che parlassero le parole. 

    Grazie per quella presenza silenziosa e costante che ci ha fatto sentire, in tutti questi anni, che qualcuno vegliava in preghiera per noi in modo paterno, discreto, francescano.

    Grazie per le tue Sante Messe delle sette del mattino. Per quell’altare che illuminava l’alba, per quelle parole sussurrate che valevano più di mille discorsi. 

    Grazie per averci mostrato che cosa significa stare davanti a Dio: non con la voce alta, non con le parole in fila, ma con tutto se stessi, in silenzio, in adorazione vera. 

    E grazie, grazie soprattutto per il tuo ministero della confessione. Per ogni volta che eri lì. Per ogni volta che non ti sei sottratto. Per ogni volta che hai ascoltato senza giudicare, hai assolto senza umiliare, hai incoraggiato senza illudere. Chissà quante volte le tue parole, poche e misurate, sono arrivate esattamente dove dovevano arrivare, e quante volte più di qualcuno è uscito da quel confessionale e ha ripreso a camminare. 

    Grazie per le tue mani che ci hanno benedetto e assolto tante volte. Grazie.

    Caro Padre Michele, 

    Oggi ti consegniamo al Padre con la gratitudine, un po’ impacciata e insufficiente, di chi sa di aver ricevuto molto più di quanto abbia saputo restituire.

    Rimani in mezzo a noi, nel cuore di chi ha ricevuto da te un’assoluzione, un sorriso, una battuta romana che arrivava al momento giusto e smontava tutto con grazia.

    Rimani in mezzo a noi perché i santi rimangono. E tu, con quella tua mitezza ostinata, con quella fedeltà silenziosa, con quel misticismo quotidiano che non si vantava mai di sé stesso, ci hai dato quello che un pastore può dare al suo gregge.

    Grazie padre Michele Laudato si’, mi’ Signore, per frate Michele.

  • Visita Canonica Cardinale Vicario

    Martedì 17 febbraio 2026 la comunità parrocchiale della Basilica dei Santi Pietro e Paolo ha avuto il piacere di accogliere la visita del Cardinale Baldo Reina, Vicario del Papa per la Diocesi di Roma. La venuta del Cardinale tra noi è stata la sua prima visita nella nostra Basilica e l’occasione per conoscere più da vicino la nostra realtà, la comunità dei frati ed il nuovo Parroco, p. Luca Atzeni.

    Il programma del pomeriggio è stato molto intenso ed è iniziato alle 16.30 con l’incontro del Cardinale Vicario con il consiglio pastorale. In questa occasione, alcuni dei rappresentanti dello stesso consiglio hanno presentato delle brevi relazioni in cui hanno offerto al Cardinale una panoramica dei diversi gruppi e delle attività che impegnano la parrocchia. Dopo un tempo di dialogo e di ascolto di quanto il Cardinale ha desiderato dirci, è seguita alle 18.00 la celebrazione della Messa, presieduta dal Cardinale Vicario. La disponibilità e la vicinanza paterna del Cardinale hanno segnato un pomeriggio  contraddistinto da un bel clima di fraternità e rappresentano un forte incoraggiamento per la nostra comunità nel percorso di rinnovamento intrapreso.

    Gli impegni del Cardinale lo hanno costretto a salutarci al termine della Messa, ma la promessa è stata di tornare a trovarci prossimamente, soprattutto ora che ha avuto occasione di conoscere la realtà di questa grande Basilica, spesso vista solo da lontano nei viaggi verso l’aeroporto di Fiumicino ma divenuta adesso un luogo di condivisione e di incontro.