Con profondo dolore e commozione, la Comunità Parrocchiale dei Ss. Pietro e Paolo annuncia il ritorno alla Casa del Padre di Padre Michele, instancabile pastore e guida spirituale della nostra comunità fin dal 2001.

Dopo anni vissuti con fede e dignità, Padre Michele ci ha lasciati. Dal 2001, anno del suo arrivo, ha guidato la nostra parrocchia con saggezza, umiltà e un profondo spirito di carità, diventando un punto di riferimento insostituibile per tutti noi.
“Con la sua scomparsa se ne va un pezzo della storia della nostra parrocchia”, ricordano i parrocchiani. La sua dedizione verso tutti ha lasciato un segno indelebile nel cuore della comunità dei Santi Pietro e Paolo.

“Quando un albero, un albero antico, cade nella foresta, il silenzio che segue è diverso da tutti gli altri silenzi. È pieno. È denso. È fatto della stessa sostanza di cui era fatto quell’albero: anni, radici, ombra offerta a chi passava, rifugio per chi aveva bisogno di ripararsi.
Padre Michele è mancato così. E sentiamo lo stesso intenso silenzio che segue la caduta di un albero antico, la mancanza dell’ombra, la scomparsa di un rifugio dove cercare riparo, conforto.
Novant’anni compiuti, come se avesse voluto essere preciso fino in fondo; e chi lo ha conosciuto sa bene che la precisione, in lui, non era un vezzo ma una virtù, quasi un secondo abito francescano. Il Signore lo ha chiamato a sé con quella stessa puntualità che Padre Michele aveva sempre preteso da sé stesso, dai suoi conti, dai suoi calcoli, dal suo orologio interiore che non sbagliava mai di un minuto.

Era il 2001 quando Padre Michele arrivò in questa parrocchia, e certo non entrò con fanfare! Entrò come entrano i frati veri: con la tonaca (sempre in tonaca, sempre), con un sorriso discreto, e quella mitezza silenziosa che nei primi tempi rischiava quasi di farlo passare inosservato.
Padre Michele era romano di Roma, con tutto ciò che questa definizione porta con sé: una certa ironia di fondo, tagliente e bonaria insieme, capace di smontare le situazioni più complicate con una mezza frase e un sopracciglio appena alzato.
Eppure sotto quella cortesia quasi impalpabile, sotto quella voce che non alzava mai di tono, c’era una colonna vertebrale di ferro. Determinato. Preciso. Matematico nell’anima, prima ancora che nella professione. Aveva insegnato matematica Padre Michele, e si vedeva: nel modo in cui affrontava i problemi, nel modo in cui non lasciava questioni in sospeso, nel modo in cui ogni cosa doveva tornare, non solo i gesti, ma anche le parole, anche la preghiera.

Per anni Padre Michele ha espletato il servizio di economo della comunità con quella dedizione silenziosa che è il marchio dei veri servitori.
Anche in questo c’era qualcosa in lui di profondamente francescano
Ma è all’alba che per anni e anni, Padre Michele rivelava la sua anima più vera, più eletta.
Chi ha partecipato alle sue Messe delle sette del mattino ricorda bene quale era l’atmosfera. C’era un silenzio intorno a quell’altare che non era semplicemente assenza di rumore, era qualcosa di cercato, di custodito con cura. Padre Michele celebrava “sussurrando”, quasi che le parole della liturgia fossero troppo grandi per essere gridate, e andassero invece depositate con delicatezza, come si depone qualcosa di prezioso. Era misticismo vero, non esibito. Era il misticismo di chi ha passato decenni a fare i conti con Dio, e ha imparato che con Dio non si alza la voce. Quella Messa aveva il sapore del deserto, del chiostro, della cella notturna. Chi vi partecipava usciva diverso, anche se non avrebbe saputo dire esattamente perché.
In quei momenti il matematico, l’ironico, il romano scomparivano, e restava soltanto un uomo, un umile frate davanti al suo Signore.
E poi, di Padre Michele, c’è il capitolo più grande. Quello che forse solo Dio conosce nella sua interezza: il confessionale, e il suo ministero di confessore.

Padre Michele non si è mai sottratto al confessionale. Svolgeva quel ministero con la stessa discrezione con cui trattava tutto il resto, senza rendersene vanto, senza farne manifesto, semplicemente essendoci. E con quella presenza costante, fedele, silenziosa, ha compiuto nel corso degli anni un apostolato che nessuna statistica potrà mai misurare davvero. Infatti in oltre 20 anni le confessioni sono state migliaia. Migliaia di confessioni. Migliaia di ascolti. Migliaia di assoluzioni pronunciate con quella voce bassa e ferma che sapeva fare di ogni ”io ti assolvo” un atto di misericordia pienamente creduto e pienamente donato. Migliaia di incoraggiamenti detti sottovoce, migliaia di consolazioni offerte a cuori che entravano nel confessionale spezzati e ne uscivano, forse non guariti del tutto, ma almeno aiutati, sorretti.
Padre Michele, Come abbiamo sempre fatto quando ci mettevamo in fila davanti al tuo confessionale, anche oggi ti cerchiamo, e anche oggi, ne siamo certi, tu ci ascolti. E oggi ti vogliamo dire Grazie.
Grazie per quel primo giorno nel 2001 in cui sei arrivato qui in punta di piedi, senza fare rumore, come se non volessi disturbare.
Grazie per la tua mitezza, che non era debolezza ma era forza matura, forza che non aveva bisogno di dimostrarsi.
Grazie per la tua voce quieta, per i tuoi occhi che sapevano ascoltare prima ancora che parlassero le parole.
Grazie per quella presenza silenziosa e costante che ci ha fatto sentire, in tutti questi anni, che qualcuno vegliava in preghiera per noi in modo paterno, discreto, francescano.
Grazie per le tue Sante Messe delle sette del mattino. Per quell’altare che illuminava l’alba, per quelle parole sussurrate che valevano più di mille discorsi.
Grazie per averci mostrato che cosa significa stare davanti a Dio: non con la voce alta, non con le parole in fila, ma con tutto se stessi, in silenzio, in adorazione vera.
E grazie, grazie soprattutto per il tuo ministero della confessione. Per ogni volta che eri lì. Per ogni volta che non ti sei sottratto. Per ogni volta che hai ascoltato senza giudicare, hai assolto senza umiliare, hai incoraggiato senza illudere. Chissà quante volte le tue parole, poche e misurate, sono arrivate esattamente dove dovevano arrivare, e quante volte più di qualcuno è uscito da quel confessionale e ha ripreso a camminare.
Grazie per le tue mani che ci hanno benedetto e assolto tante volte. Grazie.
Caro Padre Michele,
Oggi ti consegniamo al Padre con la gratitudine, un po’ impacciata e insufficiente, di chi sa di aver ricevuto molto più di quanto abbia saputo restituire.
Rimani in mezzo a noi, nel cuore di chi ha ricevuto da te un’assoluzione, un sorriso, una battuta romana che arrivava al momento giusto e smontava tutto con grazia.
Rimani in mezzo a noi perché i santi rimangono. E tu, con quella tua mitezza ostinata, con quella fedeltà silenziosa, con quel misticismo quotidiano che non si vantava mai di sé stesso, ci hai dato quello che un pastore può dare al suo gregge.
Grazie padre Michele Laudato si’, mi’ Signore, per frate Michele.
